Cari amici oggi vi propongo il secondo bellissimo intervento, ad opera della bravissima Aurora De Luca, fatto in occasione della presentazione del mio romanzo al Centro Culture Il Polmone Pulsante lo scorso 9 maggio.

Buona Lettura

Diego

 

“I libri sono davvero le pietre su cui si costruisce il mondo, cioè la civiltà, che ordina il consorzio umano e ne orienta l’agire. I libri sono il bastione contro le barbarie, il baluardo sicuro contro la perdita della memoria, cioè dell’identità.[..] La gloria dell’Impero è tutta nella sua Capitale, cioè nei cuori pulsanti di Palazzo, Tempio Maggiore, Biblioteca, Tesoro ed Archivio.”

“Senza lo sprone delle grandi gesta da ere remote non sarebbe sorto più non dico un cavaliere- o uno scudiero degno di questo nome- ma neanche un palafreniere in grado di contenere lo slancio furbo di un puledro”

“Impara ad osservare: saprai tutto, anche ciò che non hai conosciuto. Non lascio

regole: la vita ci supera in ogni azione”

“Ogni civiltà, dagli albori, si interroga su come sia possibile il miracolo del Principio. [..] Il canto del Leone Ruggente creò un raggio d’arcobaleno. La melodia arcana seguiva una regola così perfetta che il Nulla passava all’Essere con la sola forza di quell’atto.”

“Non è uno scontro tra culture, ma lo spazio di conflitto tra chi vuole costruire il Bene senza imporlo come panacea e chi contrabbanda l’anomia con un nuovo ordine egualitario.”

Queste riflessioni che vi ho ora letto, sono solo alcune di quelle contenute nelle Cronache; esse tracciano un filo conduttore che ci guida attraverso gli eventi di questa storia e ci fa scendere in profondità, fino ai concetti morali.

Tutto ha inizio, come lo stesso autore scrive nella lettera al lettore, grazie alle eroiche imprese sui campi di battaglia di Tolkien, ringraziamento che si estende a numerosi altri illustri maestri.

Il nostro Autore, così come il protagonista, o meglio, il Cavaliere del Drago D’oro Hurik Van Gotten, si affida agli insegnamenti di chi, prima di lui, ha percorso la strada.

E’ certamente un’avventura cavalleresca- fantasy, dalle ombre misteriche e con parallelismi religiosi quella che si propone al lettore, un un’avventura cavalleresca nella quale però l’eroe non ci appare invincibile. Nonostante i poteri magici di cui Hurik può gestire la potenza, nonostante la sua armatura – costituita dai materiali più preziosi, provenienti addirittura dai Piani Elementali della Terra e forgiata dal Nano, Odin Martello d’Acciaio, miglior Fabbro di tutte le Lande Percorse – Egli risulta un Cavaliere Umano. E’ un uomo di fronte all’enormità dello scontro che si sta prospettando.

Sicché il lettore riesce facilmente a sentire sulle proprie spalle il peso dell’armatura di Hurik, il peso che ha la paura, il peso delle decisioni che deve prendere. Gli errori di Hurik divengono ben presto gli errori del lettore.

La storia è quella di un semplice ragazzo che, grazie agli insegnamenti di un vecchio e a prima vista malandato Maestro Arci-Chierico, affronta numerose sfide e tranelli insidiosi, per poi raggiungere lo scopo di tanto impegno. Questo traguardo è ben presto partenza per nuove sfide, ancora più difficili e pesanti, poiché Hurik deve ormai scegliere da solo e saper usare bene tutti gli insegnamenti ricevuti. L’esperienza ed il buon senso sono però ben altra cosa. Hurik, esattamente come un uomo, non smette mai di ricevere lezioni dalla vita, colpi bassi ai quali risponde con tenacia e forza d’animo, sicuro che la Fede in ciò che è Superiore lo sosterrà.

Il legame fraterno, amicale ed inscindibile, con il suo compagno, il Drago D’oro Eldalie, è solo uno dei sentimenti cui Hurik impara a rapportarsi, cresce con loro: la capacità di avere umiltà e sottomettersi con intelligenza agli insegnamenti di un maestro, la capacità di saper gestire la rabbia e la sfrontatezza a vantaggio di un comportamento saldo e giusto, la capacità di ascoltare e vestire i panni altrui nei momenti più difficoltosi della vita- proprio come fa con il semplice soldato pochi attimi prima della battaglia-. Hurik, pagina dopo pagina, acquisterà equilibrio, abbandonerà arroganza, diverrà magnanimo, sarà in grado di ascoltare la Natura intorno a lui e creare con essa un legame profondo, sicché la vera investitura la decreterà il tempo e la sua reale abilità a portare il titolo di Cavaliere.

Hurik è anche dotato di grande ironia, ciò lo rende moderno. L’autore infatti, nella sua tecnica narrativa, non usa molte parole a descrizione degli ambienti e dei personaggi, piuttosto invece si adopera a creare un vocabolario tecnico-fantastico particolarmente arcaizzante, smentito poi però dalla fluidità, anche colloquiale, dei dialoghi tra i personaggi. Da qui la grande ironia con cui Hurik affronta anche i momenti più tormentati: quando è teso infatti il giovane Cavaliere ha il vizio di stuzzicare il suo anziano Maestro Karl, oppure di prendere in giro il suo possente Drago. Atteggiamento questo anomalo per un Cavaliere, ma chi di noi non si ritrova in lui?

Questa tecnica a primo impatto straniante ha un effetto molto curioso: pone Hurik in mezzo a noi, tra le strade che percorriamo tutti i giorni: l’autore ci apre l’ingresso di un’antica Biblioteca dell’Impero, colma di vecchi e preziosi volumi rilegati in pelle e custodi di profezie e formule magiche, o ci pone ai piedi di una Torre sotto cui sta per scatenarsi una violenta battaglia tra forze Celesti e forze Oscure, per poi farci finire in una delle nostre città -per esempio Napoli, che viene qui detta Grande Città Neapolis il Gioiello dell’Impero o L’Occhio del Drago- o dietro l’angolo del quartiere, esattamente qui, dove ascoltiamo battute e rimbrotti, frasi di saluto e ragionamenti introspettivi del tutto condivisibili, anche…ora.

E’ dunque la “guerra” quotidiana quella in cui siamo arruolati, percorrendo le Lande con Hurik?

Il centro della storia non è la guerra; lo scontro è l’espediente formale, la lotta epica Tra il Bene e Il Male, tra il Buio e la Luce, tra il Nulla e l’Essenza. Il titolo recita però questa parola, che è una parola chiave: PERCORSO.

E’ l’andare quindi la vera storia, non l’arrivo, non la conclusione, ma l’andare. Hurik somiglia ad un fiume che corre per arrivare al mare, un fiume che è nato fiumiciattolo ed è poi cresciuto sempre più, capendo che la parte importante della sua esistenza era proprio l’esistenza: renderla degna, nel presente.

In questo percorso l’Autore è stato in grado di mischiare in un unico libro elementi diversi, dei racconti Fantasy, Cavallereschi ed elementi che riecheggiano opere Storiografiche in volgare e Religiose, suoni che ci tornano familiari, ma di fonderli insieme restituendoceli nuovi: la forma dialogica moderna e rapida, la tecnica del racconto tramite “Cronache” affidata ad un linguaggio aulico, introspettivo e profondo ma che non perde di vista l’ambientazione Fantasy; terminologie e nomi che ci portano indietro nel tempo e ci spostano in ere magiche; un linguaggio invece enfatico e sentenzioso per quelle parti che somigliano a precetti evangelici, di cui cito per esempio a pagina 26 questo estratto particolarmente pregno di concetti:

“Ogni qualvolta si desidera una cosa contro il volere del Cielo, subito si diventa interiormente inquieti. Il superbo e l’avaro non hanno mai requie, il povero e l’umile di cuore godono della pienezza della pace. Chi pone la propria fiducia negli uomini e nelle altre creature è insensato. Non vantarti delle ricchezze se ne hai e neppure delle potenti amicizie; il tuo vanto sia il Cielo che concede ogni cosa. Non compiacerti di te stesso, a causa della tua abilità e della tua intelligenza, per non spiacere a tutti. Cerca di stare raramente con persone sprovvedute e sconosciute: non metterti con i ricchi per adularti, non farti vedere volentieri con i grandi. Stai invece accanto alle persone umili, semplici, devote, di buoni costumi e con loro tratta di cose che giovino alla tua santificazione.

Dunque grande varietà di registri linguistici, stilistici, e generi letterari, tutti posti a servizio di questa trama, di questa battaglia e ancor più di questo percorso.

Mi preme soffermarmi, prima di concludere, su un tratto che mi è particolarmente piaciuto e che mi è servito a completare il puzzle concettuale dell’intero viaggio; si tratta del collegamento che si instaura tra due punti del libro: Il primo è nel capitolo “Il forgiatore di spade”, introdotto dalle Cronache, nelle quali si narra il mito della creazione; il secondo è nel capitolo “Il canto di Madre Natura”, nel flash back in cui Hurik ricorda l’incontro con un elfo dall’età indecifrabile: due punti particolarmente belli, che ci ricordano il Cantico delle creature (San Francesco).

Al canto è infatti affidata la Creazione, all’armonia tra melodia e luce. L’elfo fa porre l’attenzione di Hurik su qualcosa che il giovane conosce ma continua ad ignorare: l’ascolto. Di cosa?

Del canto della Natura, canto che ci ricrea continuamente e che continuamente ci dà forza; purché si resti con l’orecchio teso, oltre il rumore, non vi è che una polifonia perfetta, che adempie alla funzione più intima dell’essere, quella di esprimere al massimo le proprie potenzialità.

“Racconti delle Lande Percorse- come nasce un cavaliere” è Libro Primo di una trilogia, cui segue il Libro Secondo “La Grande Guerra”; abbiamo ancora l’occasione di crescere con Hurik, ponendo fede nelle nostre capacità, dono del Cielo.

Aurora de Luca

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