Cari amici vi propongo il bellissimo intervento di Claudio Fiorentini, reso durante la presentazione del mio romanzo “Racconti delle Lande Percorse Libro I – Come nasce un cavaliere” dello scorso 9 maggio presso il suggestivo centro culturale “Il Polmone Pulsante.

Buona Lettura:

L’altro giorno, passando alla Feltrinelli, ho notato che la letteratura di genere ha i propri scaffali, e quindi il giallo, il thriller, l’horror e il fantasy hanno le proprie isole, mentre l’altra narrativa, sugli scaffali, viene identificata semplicemente come narrativa, ordine alfabetico. Narrativa, come se gli altri generi letterari non lo fossero.

D’accordo, la suddivisione in generi semplifica la ricerca del libro, il lettore non perde tempo inutile a sfogliare testi di altro genere quando gli capitano tra le mani, se cerca un horror ne trova centinaia, se cerca un giallo ne trova migliaia, in zone dedicate, e anche se cerca un fantasy ne troverà a bizzeffe su scaffali del fantasy.

Facendo così l’appassionato di un genere difficilmente si rivolgerà ad altri generi, difficilmente sfoglierà un libro diverso dalle sue abitudini.

Questa divisione per generi mi ha permesso anche di notare che esiste un ricchissimo catalogo del genere fantasy, di cui conosco ben poco.

Intendiamoci, autori come Kafka, Nabokov e Hoffman possono rientrare nel catalogo degli autori di fantasy, ma non in quegli scaffali che hanno una caratterizzazione ben precisa, più vicina a Tolkien e a Rowlin, e alle loro visioni tipicamente nordiche. Ma le leggi del mercato sono tiranne, e il lettore frettoloso non avrà tra le mani, neanche per sbaglio, altri autori.

Ma veniamo a noi, e permettetemi di condividere alcune mie riflessioni e impressioni di lettura.

Stasera presentiamo Diego Romeo e la sua creatura, il primo libro della trilogia “racconti delle lande percorse”, dal titolo “come nasce un cavaliere”.

Innanzi tutto questo libro è un vero e proprio fantasy, nel senso che rientra in quel genere letterario che si sviluppa negli ultimi 150 anni ed esplora il mito, il soprannaturale, l’allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale, sviluppando la narrazione tra due vicende epiche, che non è altro che il lungo periodo di preparazione e iniziazione del protagonista, Hurik, la cui vita scorre fuori da ogni tempo logico.

Nulla di quello che è raccontato in questo libro risponde a ritrovati della scienza o a narrazioni storiche, il libro corre nelle ali della fantasia, e Hurik, superando più prove, diventa un vero cavaliere. Ce ne fossero di cavalieri come questo, leale, coraggioso, sincero, onesto… vien da dire alludendo alla nostra recente storia.

Leggendo ci facciamo circondare da mezz’elfi, da draghi, da nani e da proto-chierici, personaggi che potremo immaginare come più ci piace, perché le descrizioni dei personaggi sono così rare che la nostra mente è libera di esplorare le proprie visioni.

Bene, e cosa succede una volta che siamo nella lettura? Prima di tutto vediamo l’ambiente: cupo, teso, potrebbe essere medievale, la scena è un campo di battaglia, oppure una forgia in un vulcano, o una bettola frequentata da orchi e da elfi, o una landa desolata e scura, o una battaglia, sempre tra il bene e il male, che spesso si incontrano anche fuori dalla battaglia, per conversare… del resto la lealtà comporta anche il dialogo tra nemici, perché anche il più temibile dei nemici, se è un cavaliere come tale si comporterà.

Ma cosa ne traiamo leggendo: voglia di combattere, modelli di eroismo, oppure ci entusiasmiamo e corriamo a farci tatuare un bel mezzelfo sull’avambraccio destro per sentirci eroi in erba?

Sarebbe un errore associare la letteratura fantastica ad uno stile di vita, prendere questi eroi di carta a modello per i nostri momenti di gloria. Non è certo di eroi che parla il libro, semmai si parla di ciò che porta un eroe ad esserlo, dice cosa vuol dire eroismo, come ci si arriva, cos’è l’onore, quali sono i valori che dovrebbero distinguere un cavaliere dagli altri uomini. E un cavaliere non è altro che un modello di integrità ieri, oggi e domani.

Almeno questo dovrebbe essere.

E infatti l’onore, la lealtà, il coraggio, la sincerità e la perseveranza sono gli elementi che costituiscono il personaggio che più ci interessa.

L’uomo, quindi, l’uomo ideale, è un essere meraviglioso che non tradisce e che rispetta, e anche quando è in guerra trova il tempo per fermare tutto, per andare a parlare con il nemico ed elogiarne il coraggio e la correttezza.

 Ma la vita di questi personaggi non è certo quella di gente come noi. Loro non hanno dubbi, vivono per un ideale, non fanno mai caso ai beni materiali, non si preoccupano del tempo che passa, e se per avere una spada bisogna passare un anno da apprendista in prossimità di un vulcano e cuocersi vicino a una forgia, lo si fa, senza pensarci due volte.

Qui i personaggi sono un tutt’uno con la loro missione, sono lì per un motivo specifico, per adempiere al destino, per fare che l’ordine delle cose cambi con il loro contributo, insomma, sono tessere di un mosaico in un destino che si dispiega nella sua perfezione.

Non si può essere depressi se si vive in un fantasy, perché si è utili alla storia. In un fantasy si sa sempre perché se è vivi. Bene, allora occorre capire perché è così, occorre andare alla sorgente. Insomma, da dove nascono tutte le credenze dei personaggi di questo libro? Da un inizio, necessariamente, e l’autore prova a raccontarcelo a pag 65:

Ogni civiltà, dagli albori, si interroga su come sia possibile il miracolo del Principio. Nel nostro caso, l’unico che interessa all’impero (viviamo nel migliore dei mondi possibili), l’origine del tutto avvenne per ordine di una parola fatta pensiero. In una terra ormai trascorsa avvenne il processo opposto: il pensiero si era fatto parola, e con essa era divenuto carne.

Interessante ed audace gioco, invertire la creazione, o parte di essa, e quindi la parola, il verbo, si fa pensiero. Cosa ne viene fuori? L’eroe per eccellenza che combatte contro le oscure forze della terra, facendosi aiutare da forze luminose.

Ma torniamo alla nostra disamina. Parliamo del linguaggio:

Una vertigine fissare il riflesso d’un raggio di sole in uno specchio d’oro: la gioia e lo stupore che prova ogni suddito alla comparsa dell’augusto sovrano nella livrea d’onore, splendore di mille bagliori che nessuna lingua saprebbe riferire.

Il nostro Diego Romeo utilizza un linguaggio molto musicale, qui appare l’augusto sovrano, forse il sole stesso, ma andiamo avanti.

Eppure nessuna sensazione è paragonabile all’esaltazione pura che provai il primo minuto che cavalcai la bestia incomparabile che emetteva dardi aurei, seppur disarcionato maldestramente per ben tre volte.

È un linguaggio magico, necessariamente ricco di aggettivi che, essendo ben inseriti, fanno apparire la frase come forgiata nel ferro e poi battuta con destrezza da un fabbro antico.

Il fabbro che ha scritto queste parole, le ha messe insieme per farle sembrare più una scultura che una frase, e lui sa bene cosa vuol dire far della lingua un linguaggio. Qui siamo fuori dagli schemi dattilografici del giallo o del noir, siamo in piena ricerca lirica, siamo nella musica e nelle fanfare di onore e gloria, di fasti e cerimonie.

Entriamo ancora di più nel libro e vediamo anche una delle rare descrizioni:

Il vecchio, alto e impettito, sembrava sospeso in una realtà aliena dalla concretezza selvaggia che lo circondava. La barba fluente, i capelli arruffati dalla brezza marina che si intensificava, la lunga tunica di lana vergine e candida spiccavano nel verde profondo, confortante, con chiazze viranti allo smeraldo e all’amaranto del muschio che tappezzava lo sperone a picco sul mare.

A questa descrizione segue un momento di alto lirismo:

La luna, con il suo lato più femminile, lusingava ogni amante con dolci promesse fallaci: anche chi, rimpiangendo il proprio amore perduto, sublimava nella blandizie dell’algida presenza il desiderio di un caldo abbraccio.

O di profonda preghiera:

Felice colui che viene ammaestrato direttamente dalla verità, così come essa è, e non per mezzo di immagini o parole umane; la nostra intelligenza, la nostra sensibilità, spesso ci ingannano e sono di corta veduta. Tacciano tutti i maestri, tacciano tutte le sue creature dinnanzi a te: tu solo parlami, nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di vincere se stesso.

Insomma, tra elfi, folletti, nani e draghi, alternando momenti di grande lirismo a racconti dettagliati di come si forgia una spada o di come ci si prepara alla guerra, si segue il protagonista in un viaggio iniziatico che culminerà nel tanto agognato combattimento perché lo scopo del nostro eroe è dare un futuro migliore a chi viene dopo, e per farlo occorre combattere il male.

Per dirla con le parole di Hurik, che dovrebbero essere le nostre:

Non è la morte che fa paura! La morte è nostra compagna e prima o poi saremo tutti suoi ospiti! Quello che ci fa rabbrividire è il pensiero di vivere da schiavi in un mondo governato dal Male!

E, mi viene da dire, se togliessimo quel dal, leggeremmo:

Quello che ci fa rabbrividire è il pensiero di vivere da schiavi in un mondo governato Male!

Dovremmo dare ascolto a questo richiamo e, come dire, scoprire che in ciascuno di noi esiste un rivoluzionario che ha l’obbligo di ribellarsi al male… interiore…

E a me piace concludere questo mio intervento, con la convinzione che questo sia il messaggio di come nasce un cavalienre, e quindi del nostro Diego.

Claudio Fiorentini

9 maggio 2014

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