Alla ricerca dell’originalità perduta

di Diego Romeo

(già uscito sul sito DESTRUTTURALISMO e altro…)

Uno dei problemi maggiori con cui tutti gli autori, sia emergenti che affermati, si devono prima o poi scontrare è la ricerca di originalità per le loro opere. Impresa tutt’altro che facile da realizzare, vista la grande mole di grandi opere già pubblicate in ogni genere letterario. Ma che cosa sarebbe l’originalità? Probabilmente la casistica è molto varia, ma ammettiamo che esistano due tipi di originalità nel mondo fantasy: una che concerne la cosiddetta ambientazione (luoghi, personaggi, creature e via dicendo) e la seconda inerente l’aspetto puramente narrativo (il modo con cui si sviluppa la fabula). Nel nostro panorama letterario, sia nazionale che straniero, ormai si legge di tutto; molti autori (anche affermati) nell’intento di creare scenari sempre diversi ed originali, sono arrivati al punto di limitarsi alle permutazioni di elementi già esistenti. Questa pratica (almeno agli inizi) ha creato esperimenti gradevoli; tuttavia, con il passare del tempo e delle prove, si è arrivati al punto di ottenere (alterando pietre angolari della narrativa) racconti spesso scadenti sotto ogni profilo, quando non assolutamente grotteschi, che hanno abbassato di molto il livello qualitativo della narrativa del genere fantasy. Abbiamo bisogno di esempi, per rinfrescarci la memoria o farci un’idea se ci siamo finora (per fortuna) astenuti da questi prodotti? Vampiri che brillano al sole; Cavalieri del Drago (a metà fra uno Jedi ed un Mago) così potenti da risultare poco gestibili anche da parte dell’autore stesso (ancora alla fine dell’opera non sapeva come farli combattere). Intendiamoci: anche il pacchiano ha i suoi estimatori, e nella sua forma nobile e trendy, il kitsch, può anche essere una scelta ponderata e apprezzata da appassionati. A mio avviso, la creazione di uno scenario è un processo molto elaborato e delicato; se si vuole creare un’ambientazione veramente godibile si devono tener presente un gran numero di dettagli. Il lettore, ormai sempre più esigente, è attento ai minimi particolari e non si accontenta più dell’ennesimo vampiro rimodellato per farlo apparire diverso dal precedente. Vanno bene intrighi, colpi di scena, psicodrammi, filoni sentimentali: ma sempre di succhia-sangue glamour, ogni tanto un po’ troppo istintivi e ferini, andiamo a parlare. Bisogna creare qualcosa di veramente nuovo. Questo processo ideativo però non è sempre facile: non basta la solo fantasia, ma anche il frutto di tanta esperienza e studi. Elementi che, soprattutto nel caso di esordienti, non è detto si possano improvvisare e surrogare d’emblée. Allora, che fare? Il consiglio è quello di mettersi alla scuola di un grande scrittore e prendere ispirazione (per chi non se ne fosse accorto, è stata la mia scelta). Del resto tutti i più grandi artisti della storia si sono formati alla scuola di un loro maestro. Nel Rinascimento si sono inventate per questo le Accademie artistiche; Picasso, poi, non è nato cubista! Apprendere elementi e segni distintivi; elaborare un proprio mondo, il più completo e coerente possibile, con le proprie leggi, razze e particolarità. Non avere timore di annoiare e spezzare il ritmo narrativo con le descrizioni e le spiegazioni. Certo: è un processo lungo, e bisogna essere molto umili. Ma a mio avviso è l’unico che può dare veramente frutto portando ad un testo concreto e godibile che non faccia storcere il naso neanche al lettore più esigente. I mosaici, per il limite della tecnica con cui sono prodotti, risultano tutti diversi, ma allo stesso tempo sono prodotti con un genere molto limitato di tasselli. Sta alla bravura dell’artista creare un’opera nuova e bella con le stesse tessere. Ciò è possibile solo dopo anni di tirocinio. Altra questione è l’elemento narrativo. L’autore, sempre con le dovute accortezze, può sbizzarrirsi di più, cercando modi sempre nuovi ed accattivanti per narrare le vicende del proprio romanzo. Sempre partendo da stili e regole fissate, per poi arrivare a creare il proprio stile personale. In conclusione, a mio modestissimo parere (soprattutto agli inizi) la ricerca affannata di originalità non sempre paga; al contrario, si può rivelare un vero boomerang. Il rischio di scivolare nel banale o nel ridicolo è molto concreto. In questo modo un autore, soprattutto agli esordi, anche se bravo rischia di bruciare la sua occasione d’oro, sia con la casa editrice che con il pubblico, nel vano tentativo di creare qualcosa di nuovo. Spesso il lettore, esigente come è, non perdona. Al contrario: se si procede per piccoli passi, prendendo spunto da grandi maestri della letteratura mondiale ed imparando da loro, alla fine, con molta più probabilità, si arriverà al successo sperato.

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