Lo spettacolo deve continuare

di Diego Romeo

Lo spettacolo deve continuare: ormai un motto entrato nel lessico comune di gran parte di noi.

Un frase che si sente spesso in film, telefilm, rappresentazioni teatrali; così comune che se dovessi dire chi è stato il primo a dirla, non saprei che rispondere.

Una legge del marketing, un imperativo categorico che niente ha oggi a che vedere con l’obbligo deontologico degli artisti dello spettacolo. Oggi più che mai ha trovato una triste connotazione.

In questo grande circo mediatico che è oggi la nostra società, è il caso di dirlo, lo spettacolo deve continuare. Fermarsi a riflettere o peggio ancora fermare la grande macchina del marketing, per esigenze umane è ormai impossibile.

L’abbiamo visto domenica scorsa, quando il giovanissimo pilota di moto GP, Andrea Antonelli, è morto perché ha corso in condizioni atmosferiche proibitive. Solo dopo la sua morte si è capito che qualche cosa era andato storto e che forse non si doveva correre quella maledetta domenica.

Troppo tardi per tornare indietro; troppo tardi per riflettere sull’accaduto. Del resto dietro le corse di moto, macchine e consimili, vi sono interessi economici troppo grandi, così grandi da non pensare che una vita umana forse ha un valore più grande.

Lo Spettacolo deve continuare: quindi, dopo le polemiche di rito, alla fine tornerà tutto come prima e i piloti dovranno correre anche in condizioni pessime, perché i soldi (unica vera religione di oggi) impongono il loro tributo di sangue.

Tutto è incentrato sul nostro benessere e sui nostri interessi, a tutti i livelli. Partendo dalle nostre vacanze (quante volte si è letto che la gente ha continuato a giocare e a prendere il sole sulla spiaggia accanto ad una persona deceduta?) per finire ai grandissimi interessi economici che posso avere manifestazioni sportivi quali il moto GP.

Un detto talmudico recita: “chi salva una vita umana salva il mondo intero”: se questo è vero, purtroppo è vero anche il contrario, ovvero “chi condanna una vita umana condanna il mondo intero”.

Mi sembra che, anche per complicità delle crisi che ci rende più cinici, oggi tutti noi tendiamo a sacrificare il prossimo sull’altare del nostro benessere. Per questo un giovane ragazzo di appena 25 anni è morto domenica scorsa, per questo oggi una delle notizie principali è la nascita del “Royal Baby” proprio accanto alla notizia della visita del Papa a Rio; per questo se durante il nostro “meritato” giorno di vacanza muore qualcuno, più che colpito, sono infastidito che qualche cosa ha turbato il mio relax.

Ma mi chiedo: è questo il modo giusto per uscire dalla crisi? Per andare avanti?

A mio avviso la più grande crisi di questi tempi è morale e spirituale. Si parla tantissimo di valori come uno spauracchio da agitare davanti ai feticci delle proprie ideologie, anche piccine, anche confuse, buttando tutto sul valore della libertà della coscienza personale (che è sacrosanta).

La crisi che non ci permette di andare avanti: al contrario, ci fossilizza su noi stessi impedendoci di uscire da un periodo storico particolarmente difficile.

Da soli non si va molto lontani, e soprattutto non ci si salva; al contrario, è unendo le forze che si riesce lì dove tutto sembra impossibile. La storia ci insegna che la nostra società è uscita dai vari periodi di crisi solo quando si è unita in un sincero spirito di unità e collaborazione, come accaduto nel secondo dopo guerra, quando gli italiani rimboccandosi le maniche (a tutti i livelli sociali e politici) hanno ricostruito un intero paese dando il via ad uno dei periodo più proficui dal punto di vista sociale, politico ed economico.

Per questo, oggi penso che “lo spettacolo (quello spettacolo!) si deve fermare”

 

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