Cari amici oggi parliamo di “Fiori Ciechi” di Maria Antonietta Pinna.

Romanzo al quanto particolare che ha suscito in me molti sentimenti e riflessioni, ma andiamo con ordine.

1059908_569676409741087_735791291_n SINOSSI

Il microcosmo di Florandia, Repubblica dei Fiori, è uno specchio deformato che riflette situazioni uroboriche, tra spicchi di magia, alchimia e fredda realtà. Fiori ciechi di rabbia e di paura, cinici, arrivisti, mercanti, puttanieri, guerrafondai. Uomini travestiti da garofani nel dannato tempo cosmico dell’universo. Un protagonista in carne e ossa, in compagnia del suo enigmatico, umbratile, omonimo alter ego di nome Tibbs, attraversa le regioni sconosciute del suo cervello per ritrovare un se stesso ormai alla deriva.
È un universo delirante quello dove proliferano i batteri Probobacter, espressione del caos e della malattia, un mondo sommerso dai rifiuti nel quale la cura, un batterio-mostro che ingurgita tutto, rappresenta l’immagine della cattiva coscienza dell’uomo, e in cui lo spazio del delirio si assottiglia e si avvicina pericolosamente all’ordinaria vita quotidiana.
I due racconti di Fiori Ciechi si muovono tra surreale, magico e meta-teatralità, cercando di portare alla luce l’uomo nudo, senza difese o sovrastrutture protettive. Favole che si bagnano di finzione e di torrida attualità, scoprendo e descrivendo situazioni ed esistenze simboliche.

La Mia Opinione

Come nasce un’idea? E’ presto detto: lo spiega Maria Antonietta Pinna nella sua opera “Fiori Ciechi”. Il romanzo ripercorre gli stati dell’animo umano attraverso la storia di un mondo fantastico, che di irreale però ha solo il fatto di essere esclusivamente popolato da fiori: le vicende narrate sono tutt’altro che immaginarie! Al contrario tutte le dinamiche sono tragicamente realistiche ed attuali: guerra, dittatura, sottomissione di popoli considerati inferiori, tutti temi ricorrenti nella storia e che oggi più che mai tornano alla ribalta attraverso le grandi tensioni che percorrono il mondo. Un romanzo davvero fuori dagli stereotipi, che non rientra negli schemi convenzionali della narrativa: un testo che non può essere incardinato in una definizione di giudizio estetico. L’autrice si rivolge, con i sentimenti, all’interiorità di ciascuno usando immagini solo convenzionalmente eteree per graffiare il cuore del lettore. Ultima nota: ho apprezzato molto l’importanza data al problema dell’inquinamento globale, attraverso due brevi racconti alla fine del volume. Anche questo è un problema tutt’altro che secondario o superato, e la tematica, emergente in molta narrativa contemporanea, a breve diverrà dirompente. Per concludere,  a mio modesto parere, vale la pena di seguire gli sviluppi dell’autrice: a tal proposito segnalo l’imminente pubblicazione di una sua nuova opera dal titolo “Picacismo simbolico” (è possibile prenotarla sulla sua pagina Facebook).

Buona lettura e al prossimo Libro.
Diego

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